8 settembre 1943
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Cronologia generale


La guerra parallela si tramuta ogni giorno, sempre di più, in una sconfitta sotto l’avanzata degli alleati. La popolazione provata dai bombardamenti e dalle restrizioni restringe il consenso al regime; mentre la parola d’ordine degli scioperi è “pane e pace” si profila il crollo di un regime ventennale basato sulla sistematica repressione di qualsiasi opposizione, sulla violenza delle imprese coloniali e sulla vergogna dei provvedimenti razziali.

sabato 24 luglio:  alle ore 17 inizia l’ultima riunione del Gran Consiglio del fascismo. Dino Grandi, presenta un ordine del giorno fortemente critico in cui accusa Mussolini di aver portato l’Italia alla sconfitta e di aver generato la frattura ormai insanabile fra il paese ed il fascismo. Costanzo Ciano si schiera con l’ordine del giorno Grandi e prende posizione per una rottura dell’alleanza con i tedeschi. La discussione si protrae per tutta la notte.

domenica 25 luglio:   Mussolini è messo in minoranza all’interno del Gran Consiglio, cade il regime. Iniziano, fin dalla mattina, le trattative per creare un nuovo esecutivo. Alle 7 il re è informato del risultato della seduta dal ministro Acquarone, alle 9,00 il maresciallo Badoglio riceve l’incarico di formare un governo di “tecnici”, che viene convalidato dopo meno di due ore. Alle 12 viene emanato l’ordine di arresto per Mussolini, alle 17,30 viene eseguito l’ordine di arresto, alle 19.00 arriva ad Hitler la notizia ufficiale delle dimissioni di Mussolini: immediatamente si inizia a valutare l’occupazione militare dell’Italia da parte della Germania nazista.

lunedì 26 luglio: La notizia che Mussolini si è dimesso ormai è di dominio pubblico, per tutta la giornata si svolgono manifestazioni per celebrare la fine del regime, nelle relazioni di polizia delle Questure di Roma e di Milano queste vengono descritte come “caratterizzate da schietto patriottismo”. Badoglio predispone il rilascio dei detenuti politici ma mantiene le leggi razziali e no ripristina la libertà di associazione. Hitler dispone l’immediato invio di truppe in Italia. Il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Mario Roatta, emana una circolare con cui dispone una ferma repressione di ogni fenomeno di ribellismo o di ogni atto che possa turbare l’ordine pubblico specificando che “non est ammesso il tiro in aria; si tira sempre a colpire come in combattimento”; nei primi cinque giorni successivi alla caduta di Mussolini si contano: 83 morti, 308 feriti, oltre 1500 arresti.

martedì 27 luglio: Il governo decreta lo scioglimento del Partito Nazionale Fascista, la soppressione del Gran Consiglio e l’abolizione del Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato. Mussolini viene tradotto verso l’isola di Ponza.

mercoledì 28 luglio: Hitler rifiuta la richiesta di un incontro avanzata da Vittorio Emanuele III e dal maresciallo Badoglio; Mussolini giunge a Ponza ove sono ancora confinati Zaniboni e Pietro Nenni, quest’ultimo nei suoi diari ricorda la sorpresa suscitata dall’arrivo di Mussolini Viene mantenuta la censura sulla stampa, una circolare del Ministro dell’Interno dispone l’immediato sequestro dei giornali che eccitino lo spirito pubblico. Le forze dell’ordine sparano sugli operai che manifestano per chiedere la fine della guerra, a Reggio Emilia cadono 9 operai delle Reggiane a Bari si contano 19 morti.

giovedì 29 luglio: i nazisti cercano informazioni più precise sull’evoluzione della situazione in Italia e ricercano attivamente il luogo di detenzione di Mussolini attivando l’operazione “Heiche” coordinata dal generale Student ed affidata alle truppe speciali del capitano Otto Skorzeny. Hitler è convinto di poter ripristinare il regime fascista con un colpo di mano su Roma, contrario è l’ammiraglio Doenitz che dubita “che il fascismo abbia alcun significato, sia per coloro che favoriscono la continuazione della guerra al nostro fianco, sia per lo stesso popolo italiano”. A Roma, nella casa dell’avvocato Stefano Siglienti, si incontrano i rappresentanti delle forze antifasciste; alle riunioni, oltre ad Ivanoe Bonomi (Democrazia del lavoro), parteciperanno in permanenza: Meuccio Ruini (Democrazia del Lavoro), Giorgio Amendola (Partito Comunista Italiano), Alcide De Gasperi (Democrazia Cristiana), Giuseppe Romita (Partito Socialista Italiano), Casati (Partito Liberale), Sergio Fenoaltea e Riccardo Bauer (Partito d’Azione).

venerdì 30 luglio: Il generale Vittorio Ambrosio, capo di Stato Maggiore, in un promemoria al Ministero degli Esteri Raffaele Guariglia, sostiene la necessità di rompere immediatamente l’alleanza con i tedeschi. Guariglia ha già avviato da due giorni contatti con gli alleati attraverso il plenipotenziario inglese presso la Santa Sede. Nel frattempo il generale Giacomo Carboni incontra Bonomi e lo informa dei catastrofici rapporti di forza nel caso di un colpo di mano tedesco. I colloqui a distanza fra Churchill e Rooselvelt scaturiscono la decisione di una “resa incondizionata” dell’Italia.


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