8 settembre 1943
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Ivanoe Bonomi / L'armistizio


Da stamani si è diffusa una notizia sensazionale: gli Anglo-Americani sono sbarcati a Salerno. Siamo dunque prossimi alla conclusione degli avvenimenti così vivamente attesi. L'accordo segreto fra l'Italia e gli Anglo-Americani, di cui tutti discorrono, dovrebbe diventare operante.
In vista di ciò convoco presso di me i rappresentanti dei sei partiti. L'adunanza si inizia alle 17,30 nella mia abitazione in piazza della Libertà.
Dopo un'ora di discussione su quello che dovrà essere il nostro atteggiamento, mi si chiama al telefono. Un amico dell'ex-ministero della cultura popolare mi informa che la Reuter diffonde la notizia della capitolazione dell'Italia.
Comunico la notizia ai presenti che decidono di riconvocarsi domattina alle 8 per esaminare, su precisi dati di fatto, la nuova situazione.
Un poco più tardi la radio trasmette il proclama di Badoglio. Lo trascrivo qui integralmente :
“Il governo italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta, contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto l'armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”.
Questo proclama mi dà una grande amarezza. La conclusione della nostra tragedia internazionale non è quale io l'avevo sognata e propugnata. Non è l'Italia che denunzia l'alleanza con la Germania, in conseguenza della caduta del fascismo, ma è l'Italia vinta che riconosce, di fronte al nemico anglo-americano, la sua piena sconfitta. Così noi usciamo dalla guerra non per un atto di volontà e dopo la nostra separazione dalla Germania, ma perché ci ha costretti alla resa la “soverchiante potenza avversaria”.
Questa sera, meditando sulle parole del proclama di Badoglio, mi rappresento la difficoltà del nostro avvenire. Non potrebbe accadere che le potenze alleate considerassero questa nostra resa, non come un espediente per evadere da una situazione insostenibile, ma come il riconoscimento di una nostra piena sconfitta? E allora non potrebbero metterci sul banco dei vinti ad attendervi la sentenza dei vincitori? Ecco le angosciose interrogazioni di quest'ora.


Ivanoe BONOMI, Diario di un anno (2 giugno 1943-10 giugno 1944, Milano, Garzanti, 1947, p. 92-94.

 

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