8 settembre 1943
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Beppe Fenoglio. In viaggio verso il nord

Della divisa fece un fagotto che ora si mimetizzava nell'erba, egli lo guardò come un tumore di cui si fosse liberato appena in tempo. Si sentiva leggerissimo e deliziosamente aerato, ma non poteva illudersi che l'uniforme non gli avesse lasciato addosso un odore persistente, una incancellabile concia sufficiente al più ottuso dei ricercatori tedeschi per smascherarlo con irrisoria facilità. E in fatto di miseria, in borghese si sentiva non meno miserabile che in grigioverde; i calzoni gibbosi gli lasciavano scoperti gli stinchi nudi, la giacca sapeva di rancido. Lo riconfortò la prospettiva che in quegli stracci sarebbe tornato a casa, lontano per sempre dagli eserciti, se tutto andava per il suo verso. Il rovescio non poteva nemmeno prenderlo in considerazione, finire in Germania vestito cosi, per non scagliarsi a fracassarsi la testa contro un pilone del ponte Nomentano. Usci la signora, lo sbirciò richinando subito gli occhi. Poi senza una parola raccolse la divisa e si ridiresse verso casa, tenendola con due dita, con quell'indissimulabile ribrezzo dei borghesi per la roba della truppa. Sembrò a Johnny che appena dentro litigasse col marito, certamente spaparacchiato a letto in un bagno di sudore.
Rieccola in giardino, tirata ma composta. - Forse ha fatto bene a tardare tanto. Oggi le notizie sono meno peggiori. Ormai i tedeschi hanno vinto su tutta la linea e per Roma sono venuti ad un accordo coi nostri. Non si sparerà più, noi italiani forniamo una divisione per l'ordine pubblico. Dicono la comandi il conte Calvi -. La signora appariva compiaciuta, quasi fortificata da quella designazione. - Sa, il genero del re, quello che la Jolanda ha sposato per amore -. Ma Johnny scrollò violentemente il capo per non lasciarsi invadere le orecchie da quei nomi, non voleva sentirli mai più, nessuno di quei nomi. Varcò il ponte e senza più voltarsi si mise per la Nomentana. Presto riudì l'urlo della motocarrozzetta tedesca che tornava dalla sua oscura missione. Si impalò per un attimo, poi riprese a camminare, più neutramente che poteva. Lo superò in tromba, si perse in fondo alla via. Il successo di quel suo primo incontro col nemico, sebbene accecato dalla velocità, lo rese euforico, quasi decretando la sua irriconoscibilità quale ex soldato italiano. Ma a misura che si inoltrava quell'ottimismo si ridusse in cenere e per l'ultimo tratto della Nomentana si senti un pidocchio che vada incontro all'inevitabile pettine. Concorreva a demoralizzarlo l'aspetto postribolare della succube città. In divisa naturalmente non incontrava nessuno, civili pochi e tutti nettamente anziani, qualche trasandatissima donna; lo sbirciavano con un lampo di simpatia e sfiducia, muovevano appena le labbra come a bisbigliargli: - Ci spiace, ma non farai molta strada, povero soldato nostro. Nemmeno a Porta Pia trovò forza tedesca ma il suo cervello esaurito si rifiutò di arrabattarsi intorno all'ossessionante caso della capitale di un regno cospicuo soggiogata da un fantomatico pugno di uomini. Deviò verso una fontana, già godendo moltissimo dell'alone di spruzzi. Si consigliò di bere fino al limite di capienza, l'acqua dentro di lui crosciava come nel vuoto, ingurgitò fino al punto di ebrietà da acqua, gliene risfuggí tutta una boccata. Poco distante ormai dalla stazione, avvistò una mobile quadrata macchia grigioverde, che subito identificò per un reparto di quella divisione addetta all'ordine pubblico d'intesa coi tedeschi. Avanzavano d'inerzia, su comandi mormorati, esponendo un bracciale tricolore: il cuore di Johnny volò a loro e a quei colori, ma poi si ritrasse rasente al muro, per una puntura di diffidenza; quelli lo incrociarono senza neanche accorgersi di lui, assorti nella propria tristezza e vergogna. Tedeschi ancora nessuno. Quando finalmente ne vide, in piazza dei Cinquecento e in una certa quantità, provò un autentico sollievo. Uomini erano, non più giovanissimi, nemmeno troppo alti e qualcuno tardigrado, in divise mimetiche che affiggevano chiazze di mattatoio sul grigiore della piazza, e apparivano straordinariamente armati, specie quelli muniti di solo fucile. All'ingresso di Termini stavano, con pistole mitragliatrici, due granatieri corazzati, immobili, non respiranti.

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